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Due Montecalvesi nel tragico destino del piroscafo Oria PDF Stampa E-mail
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Lunedì 13 Aprile 2015 09:35

L’ “Oria” era partito da Rodi con 43 ufficiali, 118 sottufficiali, e 3885 graduati e militari italiani. Il Piroscafo navigando sotto costa, si andò ad infrangere per le avverse condizioni meteorologiche contro gli scogli dell’isolotto e solo pochi ebbero la possibilità di salvarsi. Dopo il naufragio, ne furono tratti in salvo 21, assieme a 6 tedeschi e a un greco; costò la vita a oltre 4000 soldati italiani. Su quel piroscafo, naufragato il 12/02/1944, vi erano anche due giovani soldati montecalvesi: Grasso Antonio nato il 23/02/1921 e Pappano Antonio nato il 9/11/1921, entrambi nati a Montecalvo Irpino gli irpini a bordo erano oltre 40.

A 70 anni dalla tragedia, domenica 9 febbraio 2014 al chilometro 60 della strada statale Atene-Sunio di fronte all’isolotto di Patroklos, luogo ove avvenne il naufragio il 12 febbraio del 1944, è stato inaugurato il Monumento dedicato ai Caduti del piroscafo Oria.La commemorazione è stata celebrata dal Reverendo Nikolaos Foscolos, Arcivescovo Cattolico di Atene. Una rappresentanza dell’Ambasciata d’Italia in Atene e dei nostri militari in servizio in Grecia ha partecipato all’inaugurazione del monumento. I Caduti erano tra coloro che non aderirono al nazismo e alla Repubblica Sociale Italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e provenivamo dai campi di internamento di Rodi. Prigionieri, diretti verso i campi di concentramento in Germania, come tanti altri militari che subirono la medesima sorte. Il monumento è stato presentato durante la cerimonia dal sindaco di Saronicco Petros Filippou e realizzato grazie all’interesse dei familiari dei caduti che coordinati dal Sig. Michele Ghirardelli, nipote di uno dei dispersi, si sono ritrovati in anni recenti grazie ad internet e sin dal 2006 hanno promosso iniziative in collaborazione con diversi Comuni italiani verso le autorità nazionali e greche per riportare al vivo della Memoria un evento che rappresenta una delle più grandi tragedie del mare Mediterraneo e della storia delle nostre Forze Armate. Gli abitanti di Saronicco, furono coloro che subito diedero assistenza ai pochi naufraghi che si salvarono e raccolsero nei giorni successivi e nei mesi successivi le salme dei poveri sventurati che si depositavano sulle spiagge e sugli scogli limitrofi, dandogli una pietosa ma dignitosa sepoltura in fosse comuni li vicino. La tragedia ha lasciato un segno profondo nello spirito della comunità greca locale che perdura nel tempo e rappresenta un esempio encomiabile di spontanea umana pietà, anche verso chi sino a quel momento era considerato un nemico ed un occupante. Per molti anni i locali non pescarono più e non si bagnarono più nelle acque della tragedia per rispetto ai Caduti. Solo le nuove generazioni ricominciarono tali usi solo anni più tardi. Nel pomeriggio è stato inoltre presentato nel vicino comune di Keratea la traduzione in greco del libro monologo di Paolo Ciampi “La gavetta in fondo al mare”, ispirato alle gavette portate alla luce dai sub greci coordinati da Aristotelis Zervoudis che per primo ritrovò i resti del Piroscafo e riportò alla luce diverse gavette dei soldati su alcune delle quali era inciso “MAMMA RITORNERO’ ”, attivandosi per ricercare i familiari dei Caduti. Il luogo del naufragio è considerato, secondo la convezione dell’UNESCO, Sacrario del Mare, custode dei resti mortali di chi è ivi sepolto e riposa. Nei Sacrari del Mare presenti nei mari della Grecia riposano circa 15.000 nostri soldati per affondamento di navi. Di molte di queste, ancora non sono stati ritrovati elenchi delle persone imbarcate, qualora esistenti.Il nostro concittadino Nicola Serafino in contatto con l'associazione gia' ha individuato le famiglie montecalvesi e spera che la pubblica amministrazione organizzi una targa alle memorie dei due concittadini dispersi in mare..

 

 

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